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31 ago 2013

DAL DOLORE ALLA MEDITAZIONE




Si può dire che dolore e pace sono i due punti estremi della traiettoria che l’uomo percorre nel corso della sua evoluzione interna, da quando comincia ad acquistare una vera coscienza di se stesso fino a quando giunge ad unirsi in modo volenteroso con la Vita universale, ad inserirsi armonicamente nei ritmi cosmici.
Durante la maggior parte del lungo pellegrinaggio sulla via evolutiva il dolore è, in qualche misura, inevitabile. Esso ha funzioni utili, anzi preziose e necessarie. Tali funzioni sono molteplici; ma ve ne sono quattro principali e particolarmente benefiche.
Nei primi stadi della evoluzione umana — ma in qualche misura anche in quelli successivi — soltanto, o soprattutto, il dolore vale a scuotere l’uomo da un passivo adagiamento, dalle comode “routines”, dalla sua fondamentale pigrizia mentale e morale, dal suo ristretto egocentrismo. Il “buon dolore”, nelle sue numerose e svariate forme, lo induce, lo obbliga a

29 mar 2013

Psicoterapia, meditazione e salute (Han de Witt)

Il nostro flusso di pensieri contiene narrazioni tristi e felici, narrazioni piene di speranza oppure piene di paura, distruttive e creative, belle e brutte, che si fondono con la nostra esperienza sensoriale mediata. Possiamo facilmente immaginare le strategie terapeutiche che mirano a migliorare il modo di concettualizzare l'esperienza cambiando le abitudini mentali del pensiero distruttivo o doloroso in abitudini mentali più sane. Si tratta ovviamente di un approccio valido.
Tuttavia, dal punto di vista psicologico-contemplativo sia i pensieri tristi che quelli felici sono parte della realtà solipsistica creata dalla nostra mente. Possono portare alla salute relativa ma non alla salute assoluta. Infatti, se non distruggiamo questa realtà creata da noi stessi - cioè se confondiamo i nostri pensieri

1 feb 2013

Fermarsi (Thich Nhat Hanh)



”Fermarsi” è la pratica basilare della meditazione. Per restare freschi come fiori, dobbiamo imparare come fermare preoccupazioni, ansie, inquietudini e tristezze, in modo da ritrovare pace e felicità e tornare a sorridere.Quando le cose non vanno bene, è bene fermarsi, per impedire alle energie sgradevoli e distruttive di continuare. Fermarsi non significa reprimersi; significa, in primo luogo, calmarsi. Se vogliamo che l’oceano stia calmo, non ne buttiamo via l’acqua. Tolta l’acqua, non rimarrebbe nessun oceano. Quando notiamo in noi la presenza di rabbia, paura e agitazione, non dobbiamo buttarle via. Dobbiamo soltanto inspirare ed espirare coscientemente e ciò basta a calmare la tempesta. Ma non dobbiamo aspettare la tempesta per cominciare ad esercitarci. Quando non stiamo soffrendo, il respiro cosciente ci farà sentire meravigliosi, e questo è il modo migliore per prepararsi ad occuparsi delle difficoltà quando insorgono.» Thich Nhat Hanh






28 dic 2012

7 passi verso la quiete



  • Dedicati un momento per sentirti a tuo agio nell’ambiente che ti circonda.
  • Tenendo gli occhi aperti, rivolgi gentilmente lo sguardo su un punto a piacere, di fronte a te.
  • Allontanare l’attenzione da altre immagini o rumori.
  • Evoca un pensiero sereno o felice, un’immagine che rilassi la mente.
  • Riconosci e apprezza le sensazioni e i pensieri positivi che accompagnano questo momento di pausa.Rimani per un po’ in compagnia di queste sensazioni.
  • Termina chiudendo brevemente gli occhi, cercando di creare nella mente un silenzio profondo.

Migliorare l'autostima è possibile e richiede un impegno costante nel tempo. Non è difficile, basta volerlo veramente e sforzarsi di ...