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24 gen 2015

DUE VASI - storia Zen


Un’anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all'estremità di un palo che lei portava sulle spalle.Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto, ed era sempre pieno d’acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto.Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d’acqua.Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino:“Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa”.La vecchia sorrise:“Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell’altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi.Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa”.Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma sono la crepa e il difetto che ognuno ha a far sì che la nostra convivenza sia interessante e gratificante.Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c’è di buono in lui.

29 mar 2014

I pensieri



Il modo migliore per lasciar andare e notare i pensieri che si affacciano e riconoscerli: 'D'accordo, di nuovo questo pensiero'. Poi, senza giudicare, ritornare alla vivida esperienza del momento presente. Siate pazienti. Può darsi che dobbiamo ripetere il procedimento migliaia di volte, ma il punto della pratica e ritornare ogni volta al presente: di nuovo, di nuovo e ancora di nuovo. Non andate in cerca di luoghi meravigliosi in cui i pensieri non si producono. Poiché, di fatto, i pensieri non sono reali, a un certo punto si affievoliscono e diventano meno coercitivi. Scopriremo che, vedendone l'irrealtà, tendono a scomparire per alcuni periodi.
Col tempo avvizziscono da se, mentre noi quasi non capiamo come sia successo. I pensieri sono autodifese. Nessuno, in fondo, vuole abbandonarli: costituiscono il nostro oggetto di attaccamento. Il modo di percepirne l'irrealtà consiste nel lasciar scorrere il film.




I pensieri sono di due tipi. Non c'e niente di sbagliato in ciò che chiamo 'pensiero tecnico', quello che usiamo per camminare fino all'angolo della strada, per cuocere una torta o risolvere un problema di fisica. E un buon uso della mente. Qui non c'entra la realtà o l'irrealtà: e cosi e basta. Ma le opinioni, i giudizi, i ricordi, i sogni sul futuro... cioè il novanta per cento dei pensieri

che ci vorticano in testa, non hanno alcuna realtà. Dalla nascita alla morte, a meno che non ci risvegliamo, sperperiamo la vita in questi pensieri.

tratto da:

Zen Quotidiano - Amore e Lavoro

Migliorare l'autostima è possibile e richiede un impegno costante nel tempo. Non è difficile, basta volerlo veramente e sforzarsi di ...