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14 ago 2014

E' destino dell'uomo moderno essere nevrotico, avere paura della vita?


E' destino dell'uomo moderno essere nevrotico, avere paura della vita? La mia risposta è si, se consideriamo I'uomo moderno appartenente a una cultura i cui valori dominanti sono il potere e il progresso.
Poiché questi valori caratterizzano la civiltà occidentale nel xx secolo, ne risulta che ogni persona che vive in questa civiltà è nevrotica.
L'individuo nevrotico è in conflitto con se stesso. Una parte del suo essere cerca di dominarne un'altra. Il suo Io tenta di sottomettere il corpo; il suo pensiero razionale, di controllate le emozioni; la sua volontà, di superare paure e angosce. Sebbene questo conflitto sia per lo più inconscio, il suo effetto è di esaurire le energie di una persona e dl distruggere la pace della mente. La nevrosi è conflitto interno. Il carattere nevrotico assume forme diverse ma tutte implicano una lotta all'interno dell'individuo tra quello che d e quello che crede di essere.
Tutti i nevrotici sono coinvolti in questa lotta.


Come nasce questo stato di conflitto interno e perché è destino dell' uomo moderno soffrirne? Nel caso individuale la nevrosi nasce nel contesto familiare. Ma la situazione familiare riflette quella culturale, perché la famiglia è soggetta a tutte le forze della società a cui appartiene.
Per capire le condizioni esistenziali dell'uomo moderno e per conoscerne il destino, dobbiamo cercare le cause del conflitto nella nostra cultura.
Conosciamo bene alcuni conflitti nella nostra cultura. Per esempio, parliamo di pace, ma prepariamo la guerra. Difendiamo la conservazione della natura, ma sfruttiamo spietatamente le risorse naturali della terra per ottenere ricchezza. I nostri obiettivi sono il potere e il progresso, eppure vogliamo il piacere, la serenità e la stabilità.
Alexander Lowen

5 mag 2014

Il Linguaggio del Corpo - di Alexander Lowen



Il cuore della vita: il cuore della faccenda
Il linguaggio del corpo comprende due parti. Una ha a che fare con i segni e le espressioni che trasmettono informazioni su di una persona; la seconda con le espressioni verbali il cui significato si riferisce a funzioni corporee. In questo capitolo tratterebbe entrambe le parti di quello che viene chiamato linguaggio del corpo, cominciando dalla seconda. L'espressione "stare in piedi da soli", per esempio,è linguaggio del corpo. Significa essere indipendenti e deriva dall'esperienza comune. Quando eravamo piccoli e dipendenti, c'era qualcuno che ci teneva e ci portava in braccio. Crescendo impariamo a stare in piedi da soli e a essere indipendenti. Nel linguaggio di tutti i giorni ci sono molte espressioni di questo tipo. Una persona con la "testa dura" è cocciuta, uno con le "mani bucate" è prodigo e di molto, chi ha la "bocca cucita" è uno che dice poco. Parliamo di "prenderci sulle spalle le nostre responsabilità", "restare fermi sulle nostre posizioni" e "andare a testa alta": sono tutte espressioni che indicano degli atteggiamenti psicologici. Sandor Rado ha ipotizzato che il linguaggio abbia avuto origine dalle sensazioni propriocettive - che equivale a dire che la base di ogni linguaggio è  il linguaggio del corpo. Ritengo che sia un'affermazione fondata, perchè la comunicazione è in primo luogo un far partecipi

31 ago 2013

DAL DOLORE ALLA MEDITAZIONE




Si può dire che dolore e pace sono i due punti estremi della traiettoria che l’uomo percorre nel corso della sua evoluzione interna, da quando comincia ad acquistare una vera coscienza di se stesso fino a quando giunge ad unirsi in modo volenteroso con la Vita universale, ad inserirsi armonicamente nei ritmi cosmici.
Durante la maggior parte del lungo pellegrinaggio sulla via evolutiva il dolore è, in qualche misura, inevitabile. Esso ha funzioni utili, anzi preziose e necessarie. Tali funzioni sono molteplici; ma ve ne sono quattro principali e particolarmente benefiche.
Nei primi stadi della evoluzione umana — ma in qualche misura anche in quelli successivi — soltanto, o soprattutto, il dolore vale a scuotere l’uomo da un passivo adagiamento, dalle comode “routines”, dalla sua fondamentale pigrizia mentale e morale, dal suo ristretto egocentrismo. Il “buon dolore”, nelle sue numerose e svariate forme, lo induce, lo obbliga a

9 ago 2013

IL DOPPIO LEGAME



Il doppio legame indica una situazione in cui la comunicazione tra due individui uniti da una relazione emotivamente rilevante, presenta una incongruenza tra il livello del discorso esplicito (verbale, quel che vien detto) e un altro livello, detto metacomunicativo (non verbale, gesti, atteggiamenti, tono di voce), e la situazione sia tale per cui il ricevente del messaggio non abbia la possibilità di decidere quale dei due livelli ritenere valido, visto che si contraddicono, e nemmeno di far notare l'incongruenza a livello esplicito.

29 mar 2013

Psicoterapia, meditazione e salute (Han de Witt)

Il nostro flusso di pensieri contiene narrazioni tristi e felici, narrazioni piene di speranza oppure piene di paura, distruttive e creative, belle e brutte, che si fondono con la nostra esperienza sensoriale mediata. Possiamo facilmente immaginare le strategie terapeutiche che mirano a migliorare il modo di concettualizzare l'esperienza cambiando le abitudini mentali del pensiero distruttivo o doloroso in abitudini mentali più sane. Si tratta ovviamente di un approccio valido.
Tuttavia, dal punto di vista psicologico-contemplativo sia i pensieri tristi che quelli felici sono parte della realtà solipsistica creata dalla nostra mente. Possono portare alla salute relativa ma non alla salute assoluta. Infatti, se non distruggiamo questa realtà creata da noi stessi - cioè se confondiamo i nostri pensieri

16 mar 2013

Il senso di colpa (di Fabio Guidi)


Ciascuno di noi, anche le persone apparentemente più sicure di sé, nutrono intimamente la convinzione di non essere degne, cioè un profondo senso di colpa, ad un qualche livello. Ovviamente, il contenuto specifico per cui non ci sentiamo degni varia da individuo a individuo.
C’è addirittura chi sente di non essere degno di vivere. Non dico che questo convincimento sia cosciente, ma, scavando in profondità, non è raro scoprire sentimenti di questo tipo. Forse non siamo stati desiderati? Siamo nati contro la volontà di chi ci ha concepito? La nostra nascita ha suscitato dei gravi problemi? Non è difficile che «esperienze» di questo tipo – perché di esperienze si tratta, dal momento che i sentimenti dei genitori, direttamente espressi o meno, si trasmettono inevitabilmente ai figli –

15 dic 2012

Il mondo spirituale (secondo William James)

William James (New York11 gennaio 1842 – Chocorua26 agosto 1910) è stato uno psicologo e filosofo statunitense di origine irlandese. Egli fu presidente della Society for Psychical Research dal 1894 al 1895.
"Mi sembra che i limiti estremi del nostro essere – egli scrive – penetrino in una dimensione di esistenza del tutto diversa dal mondo sensibile e comprensibile, come abitualmente con­cepito; sia essa regione mistica o regione supernaturale, che dir si voglia. Fin quanto i nostri impulsi ideali hanno origine in questa regione (e molti di essi la hanno, perché noi troviamo che ci posseg­gono in un modo che non può essere espresso a parole) noi apparte­niamo a essa in senso più intimo di quello in cui apparteniamo al mondo visibile, perché noi apparteniamo più intimamente ovunque i nostri ideali appartengano. Eppure l'invisibile regione in questione non è meramente ideale, perché essa produce effetti in questo mondo. Quando noi vi penetriamo, il lavoro è effettivamente fatto sul piano della nostra personalità completa, perché noi siamo divenuti uomini nuovi, e ne consegue un modo di condurci nel mondo naturale corri­spondente al nostro cambiamento rigeneratore. Ma ciò che produce effetti entro un'altra realtà deve essere chiamato una realtà esso stes­so, perciò io sento che non abbiamo una scusa filosofica per chiamare 'irreale' il mondo invisibile o mistico. "L'importanza di questo regno superiore di esperienza e di realtà non può essere sopravvalutata, e la sola possibilità della sua esistenza dovrebbe stimolare gli scienziati a dedicare alla sua indagine una som­ma di energia, di tempo e di zelo commensurata al suo umano valore".

1 nov 2012

AUTOEFFICACIA



“Convinzione della propria capacità di fornire una certa prestazione…  …organizzando ed eseguendo le sequenze di azioni necessarie per gestire adeguatamente le situazioni che si 
incontreranno”.  “Sono capace di…” o “Riuscirò a ...”
L’autoefficacia, una caratteristica della personalità di grande interesse per la comprensione della motivazione, delle reazioni emotive e del comportamento dell’individuo. 

1 ott 2012

La via femminile


Ci sono donne che si sentono profondamente diverse.
Diverse perchè i loro desideri non sono quelli di tutte le altre.
Diverse perché non si esprimono come tutte le altre.
Diverse perché vorrebbero andare in posti diversi da tutte le altre.
Diverse perché non pensano e non sentono come tutte le altre.
Queste donne si sentono così diverse da pensare di essere sbagliate. “Cos’ho che non va ?” si chiedono qualche volta con le lacrime agli occhi. “Perché sento queste cose?” si domandano sbigottite. Vorrebbero trasformarsi in quello che non sono. Ma non succede. Perché c’è una voce dentro di loro che parla e dice
“Vai da un’altra parte”, “Segui un’altra strada”.
E’ la voce delle ali di farfalla. Sono ali che spesso le donne non sanno di avere. Perché non le vedono. Sono dietro di loro. Sono proprio quelle ali a renderle diverse: speciali. Sono quelle ali che le spingono a volare nessuno vola. A cercare dove nessuno cerca. A sperare dove nessuno spera. A cantare dove nessuno canta. Ad amare dove nessuno ama.
Sono ali grandi e maestose, dei colori della notte e del giorno. Sono cariche di promesse quelle ali. Basta muoversi verso la direzione in cui ti spingono, per iniziare a volare verso spazi misteriosi, ricchi di promesse tutte da scoprire….
Olofem - Femminile Sconosciuto Voto medio su 10 recensioni: Da non perdere

28 giu 2012

Fiducia e Sfiducia

Molto spesso, quando veniamo feriti, abbiamo la tendenza a chiudere con la persona che ci ha feriti, ma in questo modo ci chiudiamo anche con a noi stessi e alla connessione con l'universo. Questa chiusura è molto dolorosa, anche se a volte non ne sentiamo il dolore, ed è alla base di molti disturbi fisici e psicologici. Quando ci chiudiamo, ci ritiriamo in uno spazio di profonda sfiducia e guardiamo al mondo e alla gente da questo spazio. Siamo come animali feriti che spiano il mondo con sospetto dalla loro tana.
Da questo spazio è praticamente impossibile vedere con chiarezza gli altri, per questo così spesso reagiamo o li allontaniamo per non essere di nuovo feriti.
Quando ci troviamo in questo stato di animali feriti rintanati nella propria sfiducia tendiamo a riciclare in continuazione gli stessi pensieri e le stesse credenze, finendo magari per abituarci a una vita di accuse e isolamento.

Migliorare l'autostima è possibile e richiede un impegno costante nel tempo. Non è difficile, basta volerlo veramente e sforzarsi di ...